Traduzione ma quanto mi costi 1Traduzione: ma quanto mi costi?

E’ un problema molto sentito tra gli utenti dei centri di traduzione e interpretariato. A maggior ragione in un periodo come questo, in cui il prezzo per forza di cose decide in ultima istanza la scelta del fornitore di questo servizio come di molti altri (pensiamo ad esempio anche a servizi più tangibili come gli abbonamenti di telefonia e internet).

Eppure, nel caso di una traduzione, il prezzo è significativo molto più di quanto si creda. Perché? Perché il prezzo ci può dire molto sulle caratteristiche del nostro fornitore.

La babele del Fisco italiano           

Babele fisco

Questo vale soprattutto in Italia, dove l’imposizione fiscale di proporzioni astronomiche sul lavoro autonomo (e in particolare sulle categorie dei professionisti senza cassa previdenziale) impone al professionista di fare i conti con un’I.V.A. al 21%, una ritenuta d’acconto al 20% e una rivalsa I.N.P.S. sul cliente a dir poco vergognosa: basti pensare che, a fronte di un prelievo fiscale per l’accantonamento pensionistico e la previdenza sociale pari al 27,72%, il professionista può rivalersi sul cliente solo del 4%.

Queste le imposte che un professionista con partita IVA deve indicare in fattura. Poi ci sono quelle che non sono visibili al cliente e che vengono saldate in sede di dichiarazione dei redditi (imposta sul reddito, IRPEF, IRAP, ecc.). Tanto per fare un esempio, «la pressione fiscale nell’Unione europea […] passa infatti dal 48,1% sul Pil della Danimarca al 26,6% della Lettonia. In Francia è il 41,6% e in Germania il 39,7%. Il 43,1% dell’Italia è fra i più alti preceduta, oltre che dalla Danimarca, solo da Svezia e Belgio e in linea con la Finlandia» (Fonte: http://www.linkiesta.it/tasse-pressione-fiscale-italia-europa, 2011).

La situazione è leggermente migliore per chi ha un regime agevolato (ossia chi ha avviato da poco l’attività o chi non ha partita IVA perché presta servizi di traduzione in maniera occasionale).

Per i traduttori professionisti, manco a dirlo, le cose vanno meglio all’estero, dove l’imposizione fiscale è generalmente inferiore e meno cavillosa di quella italiana (basta pensare che qui rinunciare al commercialista è pura fantascienza!) e questa professione è non solo riconosciuta dal Governo, ma anche ben pagata perché se ne capisce l’utilità.

AggiornamentoL’aggiornamento per il traduttore diventa legge (n. 4 del 14 gennaio 2013)

Oltre a tutto questo, un traduttore professionista non può esimersi dal tenersi costantemente aggiornato nei campi di propria competenza, perché se è vero che un medico specializzato in cardiologia cura il suo micro-settore, è anche vero che un traduttore spesso traduce documenti molto diversi tra loro e le sue conoscenze devono pertanto spaziare su più fronti per poter svolgere un lavoro ottimale per il cliente. E i corsi di aggiornamento costano: costa spostarsi, pagare i relatori, spendere tempo a rivedere e ordinare gli appunti e creare glossari.

Pipa di tabacco

La pipa di tabacco

Spesso sul web incappiamo in pop-up dove si offrono traduzioni per € 0,03 a parola o € 7,00 a cartella. L’esperienza ventennale mi dice che per tradurre una cartella (250 parole) di un argomento che conosco bene ci metto circa mezz’ora: questo significa che questi sedicenti professionisti vengono pagati “la bellezza” di € 14,00 l’ora al lordo delle tasse. Se si tratta di agenzie di traduzione, il discorso si complica perché dietro quei 14 euro c’è un traduttore che dev’essere pagato per svolgere il suo lavoro. E quanto viene pagato? Premesso che l’agenzia è un’impresa che vive sul lavoro dei propri traduttori, e considerando che l’imposizione fiscale delle imprese italiane si aggira sul 50%, il calcolo è presto fatto.

La conclusione è che non può trattarsi di un lavoro professionale perché semplicemente non ci sono i presupposti perché lo sia. Per trovare un traduttore che accetti di essere (sotto)pagato a € 7,00 l’ora, l’agenzia deve andare a pescarlo tra gli studenti o tra chi traduce a tempo perso e quindi non è per definizione un professionista. Questo nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, farà ricorso a strumenti come GoogleTranslate che sono invece disponibili sul web per tutti e soprattutto sono gratis. Resta il fatto che chiunque l’abbia usato almeno una volta capirà quali catastrofi può produrre!

Ok prezzo giustoOK, il prezzo è giusto

Come navigatrice, lo vedo tutti i giorni sul web. Traduzioni approssimative e talvolta addirittura incomprensibili. Passi se si tratta di conoscere soltanto il contenuto di una pagina, ma quando si tratta di presentare un’azienda all’estero? O di tradurre le proprie Condizioni generali di vendita? Nel primo caso invece di acquisire clienti si rischierà di perderli, nel secondo si rischiano addirittura azioni legali.

La mia esperienza mi insegna che il prezzo giusto è quello che ti consente di lavorare senza stress con un compenso orario assimilabile perlomeno a quello di altre categorie di professionisti di livello analogo (ad esempio Commercialisti o Consulenti del lavoro).

Quello che un professionista non è:

  • Un evasore fiscale
  • Un improvvisato
  • Uno sfruttatore
  • Uno sfruttato

Quello che un professionista è:

  • Occupato a tempo pieno nella sua attività
  • Eticamente e fiscalmente corretto
  • Formato e costantemente aggiornato
  • Appassionato e rispettoso del proprio lavoro

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