O OlivettiÈ recentemente giunto alla fase conclusiva il lavoro su un nuovo progetto di norma UNI che definisce i requisiti relativi all’attività professionale del traduttore e dell’interprete, ossia quei professionisti che hanno il delicato compito di consentire la comunicazione tra diverse realtà linguistiche e culturali. Il documento, che stabilisce le conoscenze, le abilità e le competenze di queste due figure, sarà sottoposto prossimamente alla fase di inchiesta pubblica finale. Il testo sarà infatti scaricabile dal sito UNI, al fine di ricevere commenti e ottenere il consenso più allargato possibile. Ne abbiamo parlato con Orietta Olivetti, vicepresidente nazionale AITI (Associazione Italiana Traduttori Interpreti) e coordinatrice del gruppo di lavoro UNI che ha messo a punto il progetto di norma.

Perché è stata avvertita l’esigenza di una norma in questo settore?
“La legge 4/2013 ha sancito l’autoregolamentazione delle professioni non regolamentate e delle associazioni cui queste professioni fanno riferimento. Quindi si è potuto chiedere all’UNI di mettere allo studio una norma anche per la nostra professione. Fino a oggi non esisteva nulla di simile. Stiamo parlando di un mondo che, secondo i dati Istat e gli studi di settore, comprende circa 5000 professionisti. Il progetto di norma” – prosegue Olivetti – “è un documento coerente: abbiamo chiarito i diversi profili professionali e i relativi servizi. Sarà utile sia per l’utente che chiede servizi di traduzione e interpretazione, sia per gli stessi professionisti”.

“Il progetto distingue innanzitutto due figure professionali: il traduttore e l’interprete. Il traduttore è chi lavora con i testi scritti, cioè traspone da un testo scritto a un altro testo scritto: dalla lingua-cultura di partenza a quella di arrivo. La norma UNI, per questa figura professionale, prevede quattro profili specialistici: il traduttore tecnico-scientifico (che traduce testi di tipo settoriale), l’adattatore dialoghista (o autori dei dialoghi adattati in italiano per il doppiaggio e per la produzione audiovisiva), il localizzatore (che traduce e localizza siti web e prodotti software) e il traduttore giuridico-giudiziario (che opera in ambito legale).
La stessa differenziazione viene più o meno riproposta per l’attività dell’interprete, cioè chi traspone in modo completo nella lingua-cultura di arrivo ciò che viene detto nella lingua-cultura di partenza, e quindi garantisce la comunicazione tra persone di lingue diverse. La futura norma UNI distingue quattro profili professionali a seconda dell’ambito di lavoro: socio-sanitario (che opera ad esempio in aziende ospedaliere, sanitarie, consultori, enti di previdenza sociale), giuridico-giudiziario (ambito legale), commerciale (contesti aziendali) e l’interprete di conferenza (che opera nell’ambito di incontri, convegni o conferenze nel settore pubblico o privato).”

Ma chi stabilisce attualmente “le regole” per lavorare come traduttore e interprete?
“Ora come ora, i requisiti per operare come traduttore e interprete sono fissati esclusivamente dalle associazioni professionali di riferimento per i propri soci, mentre il servizio è definito da standard promossi da organismi nazionali, europei e internazionali. La norma precisa che cosa si intende per adeguata preparazione e qualificazione professionale, in conformità con il quadro europeo delle qualifiche (EQF). Questo permetterà di definire e qualificare il nostro lavoro – valorizzando l’operato delle associazioni professionali a livello nazionale, europeo e internazionale – e di aiutare i committenti e le imprese del settore a scegliere professionisti qualificati. Stiamo, insomma, dando al mercato ulteriori parametri per valutare la qualità.”

L’interprete deve utilizzare terminologie specifiche… Come viene fatta questa distinzione all’interno della norma?
“Partiamo sempre dal punto di vista dell’ambito di lavoro. L’interprete socio-sanitario dovrà avere determinate conoscenze in campo medico e sociale. L’interprete giuridico-giudiziario dovrà essere a conoscenza della corretta terminologia e dei contenuti pertinenti il vasto settore legale. L’interprete commerciale si destreggerà in vari contesti aziendali. L’interprete di conferenza dovrà padroneggiare la terminologia, ma anche i contenuti, trasversalmente ai vari settori specialistici.”

Ci sono dei principi di deontologia professionale ai quali l’interprete e il traduttore sono tenuti ad attenersi?
“Innanzitutto c’è il segreto professionale, come per altre professioni. Poi ci sono la neutralità, l’imparzialità nei confronti dei clienti, e la consapevolezza del proprio ruolo. Oltre a tutto questo, è fondamentale accettare soltanto incarichi inerenti il proprio ambito di lavoro, operare soltanto nelle lingue che si conoscono veramente a fondo, e farlo soltanto nei settori in cui si dispone di competenze settoriali concrete. Non dimentichiamo poi la lealtà verso i colleghi.”

Quali vantaggi pensa che potrà portare la futura norma UNI ai professionisti e agli utenti?
“Utenti e committenti avranno a disposizione una panoramica dei requisiti previsti per la nostra professione: il cuore della norma è il Capitolo 5, dove 16 prospetti entrano nel dettaglio dei compiti specifici di ogni profilo specialistico e ne fissano conoscenze, abilità e competenze. Alcuni di questi compiti si intersecano: alcuni sono comuni, altri specifici, ma – devo dire – sempre ben articolati nel testo della norma. Coerenza e facilità di uso, sia per l’utente sia per il committente, sono garantiti. La norma UNI ci ha dato occasione di fare chiarezza su terminologia e definizioni: sono importanti perché standardizzano, chiariscono, uniformano. Sono quelle corrette da utilizzare sul mercato”.

Come si è svolto il lavoro all’interno del gruppo?
“Sono molto soddisfatta. C’è stata una bella fusione di competenze tra mondo accademico e associazioni. Questa sinergia ci ha permesso di produrre un documento che è riuscito a declinare, fin nei dettagli, le peculiari caratteristiche della nostra professione”.