Una delle strategie che utilizzo personalmente per evitare le truffe on line è la conoscenza della mia lingua madre. Mi spiego meglio: sulla scorta della mia esperienza professionale, ho acquisito un occhio particolarmente attento alla formulazione dei messaggi ufficiali che arrivano nella mia casella di posta elettronica da parte di banche, istituzioni, autorità, ecc. Per capirci, quelli che ti avvisano dell’accesso al tuo sito di home banking da parte di qualcuno a una determinata ora e in un determinato giorno (di norma pochi secondi dopo che tale accesso è avvenuto), oppure quelli che ti invitano ad “agire” per proteggere il tuo account con misure supplementari. Trattandosi di messaggi ufficiali, sono solitamente scritti in un buon italiano, corredato di accordi singolare/plurale, coniugazioni verbali corrette, punteggiatura ottimale e grammatica impeccabile. Insomma, sono riconoscibili a un occhio esperto come prodotti da un cervello umano che conosce bene la lingua. Sono chiari, immediati, espliciti e (soprattutto!) non contengono link a siti che raccolgono informazioni personali quali password, ID utente, numeri di conto corrente, ecc.

Tuttavia, capita ogni giorno a me come, penso, a chiunque abbia un profilo “pubblico”, ossia accessibile dal web attraverso Pagine Bianche, sito web professionale o altre piattaforme di ricerca on line, di ricevere messaggi e-mail, SMS, commenti sul proprio sito e via dicendo, che rilevo immediatamente come truffaldini. Come faccio a capire che non provengono da banche, istituzioni, autorità o, semplicemente, da clienti affidabili? Esaminando la lingua utilizzata nel messaggio. Nei casi truffaldini più evidenti, i sospetti nascono dall’impostazione della pagina, dal logo insolito o apertamente falsificato del presunto mittente, dalla firma molto generica (es. Lo Staff di xxx, Ufficio Sicurezza, ecc.): questi sono i messaggi che il mio cestino accoglie ben volentieri in un battibaleno.

Ma ci sono anche messaggi molto ben congegnati, con logo molto simile all’originale, una firma che richiama una persona plausibile, un’impostazione della pagina “educata” e regolare. In questi casi occorre andare più a fondo nell’analisi. Sin dalla prima lettura superficiale, emergono ben presto una mancanza di chiarezza del messaggio e, in particolare, errori di ortografia, punteggiatura e grammatica talmente numerosi da evidenziare come la comunicazione stessa non sia di qualità. Tra questi, la mancata concordanza di plurale e singolare tra nomi e aggettivi, errate coniugazioni verbali, lettere mancanti, calchi da lingue straniere (es. “populare” invece che “popolare”), a capo improbabili. Chi redige i messaggi di marketing sa che deve usare una lingua impeccabile per essere non soltanto compreso, ma anche per dimostrare la qualità dell’azienda per cui opera. Tutto quanto sopra riguarda la nostra lingua madre, l’italiano, nella quale tutti noi siamo in grado di destreggiarci con una certa facilità naturalezza. Spesso abbiamo a che fare, però, con messaggi redatti in lingue straniere, in primis l’inglese, e non è sempre facile per chi non conosce la lingua riconoscere un messaggio vero da uno falso e ingannevole. In caso di dubbi, sono due le possibili scelte: o ci si rivolge a un linguista di esperienza, che riuscirà a riconoscere con scarso margine d’errore la serietà di chi sta dietro al messaggio, oppure ci si astiene dal prendere qualsiasi iniziativa sollecitata dal messaggio, come ad esempio cliccare su un sito indicato, rispondere al messaggio o inserire dati personali di qualsiasi genere.